PROGETTI

Orwine

Orwine, acronimo di organic wine, è stato un progetto comunitario che ha avuto come obiettivo lo sviluppo della normativa sulla vinificazione biologica
 

L'obiettivo di Orwine

Fino a prima del 2012, il vino che oggi definiamo biologico poteva essere etichettato solo come 'ottenuto da uve biologiche'. 

Tra il 2006 e il 2009, il progetto ORWINE, finanziato dall'UE, ha esaminato le questioni ambientali, sanitarie, di mercato e di qualità dei prodotti nell'ambito dell'industria enologica europea al fine di sviluppare linee guida per la produzione biologica. 

«Orwine – spiega il coordinatore scientifico, Roberto Zironi, docente di tecnica enologica all’università di Udine – punta soprattutto a sviluppare tecniche ecologicamente sostenibili, e orientate alle richieste del consumatore, per il miglioramento della qualità del vino biologico e per una normativa di riferimento basata su dati scientifici».

A conclusione dei 3 anni di lavoro, il progetto Orwine ha fornito prove scientifiche a sostegno dello sviluppo di un quadro legislativo per la produzione di vino biologico e un codice di buona pratica agricola per la produzione e l'etichettatura del vino biologico. La legislazione europea è stata poi promossa sulla base di questa ricerca e dopo la sua attuazione, avvenuta nel 2012 all'interno dell'UE, è oggi possibile etichettare il vino come un prodotto alimentare biologico.

Il contesto legislativo

Il regolamento comunitario del 2012 sul vino biologico è stato solo l'ultimo atto di un percorso più che ventennale. È del 1991, infatti, il primo regolamento europeo sulla produzione di alimenti biologici, il n. 2092, che tuttavia per il vino in particolare prevedeva solo la categoria "vino da uve biologiche" e non "vino biologico".

 

È stato dunque necessario attendere più di quindici anni perché i risultati del Progetto ORWINE (2006-2009) su tecniche di vinificazione, richieste dei consumatori e impatto ambientale, fornissero la base scientifica per proporre un regolamento di vinificazione biologica.

Il passo successivo, di avvicinamento all'obiettivo finale, è stata la pubblicazione del regolamento (CE) n. 834 del 2007 che, nel rivedere e sostituire il regolamento n. 2092/1991, ha introdotto nel suo campo di applicazione il vino biologico, pur non fornendo dettagli sulle tecniche per la sua produzione.

L'evoluzione di Orwine

Il vino biologico nasce il 1° agosto 2012, con l'entrata in vigore del regolamento (UE) n. 203/2012. Per essere definito tale deve essere prodotto con uve biologiche, coltivate senza sostanze chimiche di sintesi, senza impiego di OGM, e attraverso un processo di vinificazione (pratiche enologiche e additivi) in linea con i dettami dello stesso regolamento. A identificarlo è il logo comunitario di produzione biologica, con il numero di codice dell'organismo di controllo.

Nel giugno 2010, a più di un anno dalla conclusione del progetto Orwine e in assenza di un accordo tra gli Stati membri sulle restrizioni da porre all'uso di solfiti, si sospendono i lavori, ma il settore del biologico continua a fare pressioni sulla Commissione per riavviare la discussione. A luglio 2011, si riapre il dibattito con la proposta avanzata da rappresentanti della EOWC (Carta Europea del Vino Biologico) e dell'IFOAM UE (Federazione Internazionale dei Movimenti per l'Agricoltura Biologica, associazione regionale per l'UE) di individuare dei limiti di solfiti aggiunti in base al contenuto di zucchero residuo. L'8 febbraio 2012 lo SCOF (Commissione Permanente per l'Agricoltura Biologica) si esprime positivamente sull'approvazione delle nuove regole e l'8 marzo vede dunque la luce il regolamento n. 203/2012.
Non bisogna dimenticare, comunque, che a porre le basi per l'emanazione della disciplina europea del vino biologico sono state le norme nazionali e private nel frattempo sviluppatesi. Infatti, mentre la normativa procedeva con lentezza, il mondo vitivinicolo non restava alla finestra. I viticoltori biologici sviluppavano disciplinari contenenti buone pratiche per la lavorazione dei vini coerenti con i principi dell'agricoltura biologica. Erano ovviamente disposizioni più restrittive rispetto a quelle previste per legge per il vino convenzionale, con limiti all'uso degli additivi e dei processi tecnici in tutte le fasi della vinificazione, e in particolare con la riduzione al minimo dei solfiti. Questi disciplinari sono stati sviluppati da gruppi di produttori, enti di certificazione e anche da piattaforme nazionali di rappresentanza per il settore del vino biologico, acquisendo status ufficiale con la partecipazione delle autorità pubbliche locali e nazionali.

Gli attori di Orwine

Al progetto hanno partecipato: l'Università degli studi di Udine (Uniud), l’Istituto di chimica agraria ed ambientale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Vinidea s.r.l., l’International federation of organic agriculture movements, l’Institut technique de l’agriculture biologique, il Centre technique interprofessionnel de la vigne et du vin,  l’Institut national de la recherche agronomique, la Federal association of organic wine producers, il dipartimento di Microbiologia e biochimica dello State research Institute di Geisenheim e la Forschungsinstitut für biologischen di Landbau.